martedì 15 aprile 2014

Il Cinema Oltre le Regole - Cap.2

LA STRUTTURA

Il Verdetto e Lola Darling sono due esempi di utilizzo della struttura quasi opposti. Nel primo la storia è la onseguenza di ciò che avviene dalla prima all'ultima scena, un evento causa e segue l'altro (struttura lineare), il protagonista evolve e cambia alla fine del film, nel secondo Lola è la stessa persona, non è cambiata, non è migliorata nè peggiorata, la struttura è avvitata su se stessa, gli eventi sembrano arbitrari, dipendenti dalla soggettività della protagonista. Ne "il Verdetto", la struttura è la storia, significato e motore del film, in "Lola Darling" no, siamo costretti a cercare altrove il senso del film, non nella storia o nel susseguirsi degli eventi. Il film è sicuramente strutturato, ma lo è in maniera differente da "Il Verdetto".
Conoscere queste differenze è essenziale per scrivere e comprendere le sceneggiature.

Struttura restaurativa in tre atti

Questa forma di scrittura deriva dalla forma Aristotelica del dramma che prevede un inizio, un mezzo ed una fine, parti che tra loro devono essere proporzionate, successivamente affinata da Eugene Scribe nel 1820 (il dramma "ben fatto"). Dopo le guerre napoleoniche il bisogno di "mettere ordine" alle pulsioni trasgressive suggerì una forma del dramma che potesse risolvere ogni quesito posto dal testo, senza lasciare perplessità nel pubblico e "restaurare" l'ordine sociale. Da qui il nome.
I fondamenti di questa struttura sono:
- Il testo è di circa 120 pagine (30 per il I atto, 60 il II, 30 il III)
- Ogni atto monta sino ad un punto di crisi (plot point)
- Il plot point devia la storia in un'altra direzione
- Il Primo Atto introduce, il Secondo è il conflitto, il Terzo risoluzione
- Ogni atto comincia con una o più scene di rilassamento per poi montare ad un intensità maggiore dell'Atto precedente.

Il cambiamento del personaggio

Le storie restaurative in tre atti si imperniano sul personaggio, non sono sola azione. Si concentrano su un personaggio particolare ed un'azione particolare in modo che l'evolvere della seconda coinvolga il primo. I plot points dovrebbero simultaneamente far avanzare la storia e far evolvere il personaggio.
In Jurassic Park l'attacco dei dinosauri ci coinvolge nella misura in cui è ci immedesimiamo nel personaggio principale, il coinvolgimento ci è dato dall'arco emozionale di quest'ultimo, nel Primo Atto insensibile e ostico nei confronti dei bambini (ma non per i neonati di dinosauri), nel secondo consapevole del proprio affetto, nel Terzo rischia più volte la vita per loro. I plot points ed il cambiamento del personaggio viaggiano in sincronia. 

Il Personaggio Centrale

C'è solo un personaggio che cambia nell'arco della storia restaurativa in tre atti. E' lui che ci conduce e subisce i finali d'Atto

Collegare il Conflitto Interno e quello Esterno

Il personaggio principale nelle storie restaurative vive un conflitto duro ed è messo di fronte a successivi aut aut, alternative secche, che lo coinvolgono sia a livello narrativo  che personale. Una buona sceneggiatura ci presenta in modo efficace l'alternativa intima e narrativa collegandole strettamente. Spesso la "restaurazione" interna avviene prima di quella esterna, quasi ad essere la prima il motore della seconda. Il conflitto interiore ad alternativa secca è centrale nella struttura restaurativa in tre atti.

Le caratteristiche del Primo Atto

Le storie restaurative raccontano di un particolare momento della vita del protagonista e lo definiscono come l'unico determinante della sua vita. La chiusura del primo atto è come la chiusura di un cancello, indietro non si torna. Quasi tutto il primo Atto è speso per costruire l'importanza di questo Turning Point. Questo si pone spesso come una falsa soluzione ai problemi del protagonista, in realtà lo spettatore sa chee si apriranno nuovi orizzonti di guai proprio a causa di questa scelta. La scelta puo' essere evidentemente sbagliata o presa in buona fede dal protagonista.

Le caratteristiche del Secondo Atto

In questo Atto per la maggior parte del tempo lo spettatore anticipa il personaggio. Si aspetta il momento nel quale le cose precipitino a tal punto da costringere il personaggio ad affrontare la situazione. Quando la consapevolezza del protagonista raggiunge quella dello spettatore sarà il momento della sua introspezione e la preparazione alla risoluzione del conflitto del terzo atto. In questo momento l'identificazione è massima tra personaggio e protagonista. E' anche il momento però di una sorta di arretramento nella storia, il personaggio sembra arenato, deve in qualche modo riappropriarsi degli eventi e sorprenderci con una decisione-azione eclatante.

Le caratteristiche del Terzo Atto

Il finale di questo tipo di strutture è sempre in ascesa. Il personaggio deve risorgere, risolvere il dramma interiore e superare il conflitto della storia. Il dispiegamento del conflitto esteriore è risolto nel terzo atto. Gli eventi del secondo atto hanno complicato le cose in modo drammatico, ma mai in modo irrimediabile. Qui sta tutta la chiave di lettura di queste strutture: c' è sempre una seconda chance. La redenzione personale è il motore che spinge il protagonista alla risoluzione del conflitto ed è sempre più importante dell'azione

Elaborazione

Lo Schema
Di seguito alcuni consigli operativi 

- Riassumere la prima e l'ultima scena di ogni atto e collegarla successivamente con una frase
- Scrivere un paragrafo per ogni atto
- Scrivere l'intera storia in un paragrafo solo composto di tre frasi, una per atto

La lievitazione
Controllate che l'azione monti in modo crescente di atto in atto, se il secondo atto risulta piatto forse avete caricato troppo il primo o forse manca una vera progressione nella storia.

Il Fuoco
Le scene chiave hanno due funzioni: sviluppo dei personaggi, commuovere o ridere (funzione variabile), avanzamente del plot (funzione obbligatoria)

Allineamento azione-personaggio
I finali d'atto dovrebbero far coincidere azione ed evoluzione del personaggio. Conviene separare le due cose con uno schema in parallelo e poi cercare di legare gli eventi in modo da far coincidere azione ed evoluzione.

Rapporto Primo Atto- Terzo Atto
Se il terzo Atto non funziona spesso il difetto sta nel primo. Gli eventi conclusivi hanno senso se nel rpimo sono stati preparati e spiegati.

Direzionalità
Il Primo Atto è frenetico verso l'alto e verso l'esterno, il Secondo va verso l'interno ed il basso, il Terzo di nuovo verso l'alto e l'esterno ma non più in modo frenetico.














Il Cinema Oltre le Regole - Cap.1


Appunti dal libro di Ken Dancyger e Jeff Rush.

CAPITOLO 1


ELEMENTI FONDAMENTALI DI UNA SCENEGGIATURA

Ogni sceneggiatura si basa su un plot (una storia) che racconta di un conflitto.

STRUTTURA
La struttura di una sceneggiatura è per solito divisa in tre atti:
I   Atto = Presentazione Personaggi e Introduzione del Concept
II  Atto = Scontro e Lotta (Conflitto)
III Atto = Risoluzione del Conflitto

CONCEPT
Ciò di cui tratta la sceneggiatura, è il dilemma del personaggio. Si potrebbe riassumere con la domanda "Cosa succede a Tizio quando....?" (Ad esempio Rocky: "Cosa succede ad un pugile fallito quando ha l'occasione di riscattare la propria vita combattendo per il titolo dei pesi massimi?")
Esistono due tipi di Concept, HighConcept e LowConcept. Il primo è basato sugli accadimenti della storia, sulla narazione come successione di avvenimenti, il secondo è più basato sui pesonaggi i loro dilemmi la loro caratterizzazione.

CONFLITTO
E' il motore centrale della sceneggiatura. Uomo vs Uomo, Uomo vs Ambiente, Uomo vs Se Stesso, con le varie sfumature (Giovane vs Vecchio, Ricco vs Povero, Eroe vs Cattivo ect)) sono le polarizzazioni più classiche. Le polarizzazioni rendono evidente il conflitto, lo amplificano e lo esplicano.

IL PROTAGONISTA
E' colui tramite il quale viviamo il conflitto della sceneggiatura, con il quale deve scattare l'identificazione. Questa è assicurata nel momento in cui il personaggio mostra una sua debolezza o fa una rivelazione intima.
Spesso è circondato da personaggi secondari, questi si differenziano in quanto: non cambiano nell'arco della storia, fanno da contrappunto al protagonista rappresentando un lato del dilemma/conflitto in opposizione ad altri personaggi secondari.

IL DIALOGO
Dal 1927 i film sono sonori, comprendendo quindi musiche effetti  e dialoghi. Il dialogo adempie a tre funzioni: caratterizza i personaggi (istruiti, volgari, ironici, saggi ect),  fa avanzare il plot, alleggerisce la tensione drammatica con l'ironia.
Più in generale i dialoghi danno credibilità ai personaggi.

L'ATMOSFERA
Anche questo elemento è essenziale per la credibilità, ma in questo caso del contesto nel quale si muovono i personaggi. Una buona atmosfera credibile è costituita dalla quantità e dalla qualità del dettaglio in sceneggiatura.

LA LINEA DELL'AZIONE
E' la story line, la successione degli eventi. Spesso identificata anche come Storia di Primo Piano in opposizione a quella di Secondo Piano nella quale si raccontano gli elementi relazionali dei personaggi, le loro emozioni. E' grazie a questa narrazione che il pubblico si affeziona ai personaggi.
La Story Line Principale è superficiale, appariscente, esteriore, orientata al conflitto. Quella Secondaria è interiore, intima, sfuggente all'interpretazione.

L'AZIONE MONTANTE
La linea dell'azione cresce con il passare del tempo, ad ogni Atto il livello del conflitto deve crescere fino all'Atto conclusivo (il III). Tra un Atto e l'altro l'azione ha un calo, una pausa, per poter montare successivamente.

IL SOTTOTESTO
E' quello raccontato tramite la Story Line Secondaria, si esprime con gli stati emozionali dei personaggi. Tramite questo si comprendono le scelte del protagonista nell'affrontare i dilemmi posti dal conflitto della Story Line Principale.

LA SCOPERTA
Sono l sorprese, i colpi di scena. Senza di essi la sceneggiatura risulta piatta. Le scoperte devono essere in ordine crescente, quelle alla fine del film devono essere più eclatanti di quelle fatte all'inizio.

IL RIBALTAMENTO
Si tratta delle sfortune del personaggio principale, le sue difficoltà durante la storia. Creano tensione e aspettativa, Troppi ribaltamenti risultano artificiosi e affievoliscono se in gran numero.

PUNTI DI SVOLTA
Detti anche Turning Points, sono anch'essi ribaltamenti, ma di impatto minore. Sono i cardini sui quali si appoggia la storia principale.


LAVORARE CONTRO LA STRUTTURA

Significa contraddire, invertire, mischiare o ribaltare uno o più degli elementi elencati fin qui.
Esistono ad esempio, alternative all'impianto classico dei tre Atti. Si possono scrivere sceneggiature in due o in quattro Atti, il risultato è l'assenza di risoluzione nel primo caso o una seconda risoluzione nel secondo. Non si puo' dare però, una storia che sia tutta Premessa o solo Conflitto.
Si puo' utilizzare un ambientazione caratteristica di un genere (l'horror per esempio) per raccontare una storia appartenente ad un'altro (la fantascienza). Sottrarre al protagonista il suo antagonista.

ALTERNATIVE DI PERSONAGGIO
Le alternative sono un protagonista non  attraente nè simpatico. Travis Bickle in Taxi Driver è un antisociale, con cui difficilmente ci si può identificare, eppure il contorno dei personaggi secondari squallidi, aridi e insensibili gli conferiscono quel briciolo di sensibilità sufficiente per renderlo un quasi-eroe.
Altra alternativa è il personaggio ironico o comico , vittima delle circostanze e dell'ambiente "osile".

ALTERNATIVE DI DIALOGO
Ne esistono almeno quattro principali: il dialogo che mina la credibilità dei personaggi (burlesque, teatralità, performance), dialogo molto carico ed emotivo, dialogo astratto, quasi metaforico, dialogo ironico-comico, che lavora contro il suo stesso significato, dialogo come sostituto dell'azione, serrato, importante (vedi gli sceneggiatori teatrali)

ATERNATIVE DI STORY LINE
Star Wars ha decretato la supremazia delle sceneggiature a HighConcept. L'alternativa è quindi basata sull'equilibrio tra plot principale e quello secondario. Per far ciò è essenziale lavorare sul personaggio principale e il suo intimo, costruendogli un dramma interiore importante.

ALTERNATIVE ALL'AZIONE MONTANTE
Scegliendo una storia di secondo piano forte si puo' cercare l'alternativa alla costruzione del climax e alla costruzione del conflitto. E' necessario un grande lavoro sui personaggi e sui dialoghi. L'introduzione di un conflitto rimane un obbligo nel I Atto, nel II si crea l'altyernativa grazie ai personaggi e al dialogo ed il III a questo punto puo' mancare del tutto o risolvere il conflitto posto in premessa.

STRATEGIE NARRATIVE
A dispetto della struttura e dei suoi vincoli esistono molti modi di raccontare una storia. Bisogna adottare una strategia narrativa che ne permetta il suo pieno sviluppo. Chi è il personaggio? Quel'è la Premessa della storia? Quale linea narrativa è la più adatta a raccontarla? Il conflitto è situazionale (fatti e accadimenti) o è più intima e personale?
Gli elementi elencati posso essere strategie da utilizzare (o contro-strategie all'occorrenza). E' essenziale mantenere un equilibrio comunque, ciò che si toglie da una parte deve essere bilanciato con qualcos'altro (un protagonista debole, passivo opposto ad un antagonista carismatico e "piacevole da odiare").
L'esigenza centrale rimane l'interesse del pubblico, che da qualche parte dev'essere catturato, se non con la storia, con i personaggi o i dialoghi o l'atmosfera.

Conclusioni 
Le regole per la costruzione di una sceneggiatura sono i mattoni della storia da raccontare, le contro-regole la rendono interessante. E' necessario conoscere le prime per inventare le seconde.