martedì 21 luglio 2015

Rec - Babadook







Babadook

Jennifer Kent. Mi devo ricordare di questa qui, e non farmi sfuggire la sua prossima uscita. E secondo me non farà seguiti  o altri film di genere horror, sembra troppo intelligente per cascarci. Allora: dopo due o tre scene ci si rinchiude in casa, è praticamente un film in bianco e nero, (nel quale molti hanno visto un che da espressionismo tedesco), la trama, a cominciare dal mostro (L'uomo Nero), è semplicissima e con una metafora al limite dell'esplicito. E quindi, ci si potrebbe chiedere, dove starebbe il bello del film? Un po risiede proprio li, nell'estrema semplicità, ma secondo me il nocciolo è un altro: è che siamo molto vicini a Hitchcock. Nessun scopiazzamento, rilettura o citazione, no! Siamo piuttosto alla applicazione della sua lezione (quella di Psycho o Gli Uccelli per intenderci). Allo studio del meccanismo per poterlo replicare in modo autonomo. Mi immagino la Kent come la studentessa che capita la teoria è capace di utilizzarla su un materiale originale, tanto che a ben rifletterci non siamo strettamente dentro i canoni del genere, come non lo erano i film del maestro del brivido. Nessuno spiegone finale, nessuno spavento gratuito, nulla di soprannaturale o mistico. Poi ci sono le solite suggestioni, le scene che passano e magari si dimenticano, ma poi ritornano ad arricchire il quadro: la scene della masturbazione, i vestiti della protagonista, i malati che contornano tutto il film, il collega gentile messo li e che sembra inutile, i film che la protagonista vede in tv, il libro (che se esistesse mi comprerei subbbito)